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Victor

Faceva caldo e il dolce profumo delle rose inebriava la mia mente, la notte nella quale diventai ciò che, ancor oggi, più m’incuriosisce e terrorizza. Stavo camminando in un grande e spazioso giardino, perdendomi in una fitta rete di pensieri e congetture su cosa sarebbe stato della mia vita e, cosa, in un futuro prossimo, avrei potuto fare per far si che la mia fallace esistenza contasse qualcosa nel mondo. L’oscurità mi avvolgeva con il suo rassicurante mantello, diradandosi come lunghe mani sulla strada. Le illusorie luci di alcuni lampioni, illuminavano il suolo del giardino, mostrando lo strano candore della fitta erba, che coriacea, resisteva al caldo, mostrandosi persistentemente. Al contrario di questa, io, avevo deciso di ritirarmi dai raggi della luce, per godermi in pace quei pochi attimi di solitudine e di scampo dal forte splendore del sole, commettendo, così, lo sbaglio più grande della mia vita. Mi sedetti sull’erba, intenta a leggere uno strano libro, trovato nella biblioteca della mia famiglia, che narrava la storia di una giovane e il suo incontro con un’interessante ed antica entità. Da sempre le strane sfaccettature del paranormale mi avevano affascinato, ma ignoravo che le storie nelle quali più mi riconoscevo, diventassero la mia più grande fonte di pericolo. Fu proprio per il mio fantasticare sulla vita eterna, che ora mi trovo nella cerchia di coloro che vivranno per sempre, controllando e sfruttando l’inettitudine e l’ingenuità degli umani. Stavo, tranquillamente, distesa su quella rinfrescante distesa verdastra, godendomi il dolce rumore del vento tra le fronde degli alberi, fin quando, improvvisamente, un uomo dai lunghi capelli rossi e gli occhi corvini, mi porse la sua mano. “Piacere” Mi disse, accortosi del mio sbigottimento. Mi alzai dal mio dolce giaciglio e strinsi la sua mano. Afferrando le sue affusolate dita, una coltre di brividi mi percorse la schiena, il gelo di quella mano s’impadronì del mio corpo e, inavvertitamente, mi trassi indietro, liberandomi da quella dolce morsa. “Mi scusi” Disse l’uomo, scosso dalla mia reazione. Arrossii per la scortesia che avevo rivolto a quel distinto signore, la cui ammaliante figura m’ispirava fiducia. “Posso sedermi vicino a lei” Mi chiese gentilmente. Io acconsentii, non immaginando la fallacità di quell’inavvertita purezza. L’uomo si sedette vicino a me ed iniziammo a conversare. Si presentò, rivelandomi il suo nome, Victor. Un nome che non avrei più scordato. Dopo poco si accorse del libro che stavo leggendo. “Stravagante lettura” Mi disse afferrando il volume tra le mani. Io sorrisi, arrossendo per li commento dell’uomo. “Non si vergogni della sua passione per il paranormale, anche io, in gioventù ne ero ammaliato” Mi disse afferrando la mia mano. L’improvvisa morsa di gelo, attraversò il mio corpo, ma questa volta non trassi la mano, affascinata da quella freddezza sepolcrale. “Non sembra così vecchio” Gli dissi. “Scusi la mia sfrontatezza, ma non credo che lei sia molto più anziano di me, al massimo avrà venticinque anni”. L’uomo mi guardò, ma non rispose, fissandomi con i suoi occhi corvini, esaminando ogni mia espressione. Mi guardai intorno e vidi che il parco che mi circondava era isolato, io e quell’uomo erano i soli esseri in quell’ammaliante giardino. Guardai istintivamente l’orologio. Mi volsi verso l’uomo, ma non lo vidi. Lo cercai con lo sguardo, ma non feci in tempo a voltarmi che una stretta presa mi bloccò il collo. Vidi i morbidi e sinuosi capelli dell’uomo sulle mie spalle e un esiguo rivolo di sangue scendere lungo il mio collo. Provai ad urlare, ma il mio tentativo fu inutile. Mi divincolai, ma l’uomo m’impediva ogni movimento che lo potesse interrompere durante il suo mortale bacio. Sentivo il collo ardere di dolore e la forza scorrere via come il sangue che, sapevo, stava scorrendo tra le labbra di quell’orribile mostro. Improvvisamente l’uomo alzò il volto dal mio collo e con la bocca, sporca di sangue, mi disse: “Tranquilla bambina, non voglio ucciderti, ma fare di te la mia compagna per l’eternità”Così dicendo pose una delle sue affilate unghie su uno dei polsi e se lo tagliò. “Bevi” Mi ordinò sorridendo e accostò il suo sanguinate polso alle mie labbra. Inizialmente fui disgustata da quel corposo liquido, ma assaggiatane involontariamente una goccia, capii che quella sarebbe stata l’unica bevanda di cui il mio corpo si sarebbe nutrito per l’eternità. Rimasi alcuni secondi, agonizzante a terra, avvertendo in me, inevitabili cambiamenti, che mi avrebbero mutata in ciò che sono ora: un vampiro. Questo è stato il modo in cui mi sono trasformata in un immortale e il merito e stato tutto di Victor, quello stesso uomo che mi ha privato del mio candore. Credo che la sua morte, non sarà molto dolorosa, paurosa più che altro. So che il mio è un desiderio meschino, ma questo è stato apportato da lui stesso, è stato lui che lo ha voluto. È divertente immaginare la sua espressione. D’altra parte il sole è sorto da poco. Spero che stia compiendo il suo lavoro. Mi rincresce privare il mondo della presenza di un altro vampiro, ma lui non è mai stato un maestro per me, al contrario di quello che sarebbe dovuto essere. Sento già le sue grida provenire dalla stanza. Il loro dolce suono mi concilierà il sonno. Addio Victor, spero che almeno la morte sia contenta di averti come compagno.